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L’economia circolare come sistema per ridurre e riutilizzare gli scarti di produzione

Il filosofo e politico Empedocle, vissuto nel V secolo a.C., scrisse nelle sue opere che nulla può divenire nulla. Lavoisier, quasi duemila anni dopo, riprenderà il principio con rigore scientifico determinando come gli elementi non si creano e non si distruggono, ma si trasformano.

Per fare un parallelismo con il nostro sistema economico attuale, quando estraiamo dal pianeta le sue risorse generiamo una quantità di rifiuti inutilizzabili, contaminando per sempre l’ambiente e le specie che lo abitano.

In un mondo in cui il monouso prevale ancora sul riutilizzabile è importante invertire la rotta, vedendo nello scarto e nel rifiuto una materia prima con cui lavorare. Per fare questo è necessario passare da un sistema economico di tipo lineare a uno circolare per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

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Ad aiutarci a capire meglio come l’economia circolare possa essere applicata ad una realtà aziendale c’è Elisabetta Pennazio, referente del team Sostenibilità aziendale di greenlance.

Quando si parla di economia circolare si pensa sempre a piccole aziende virtuose, capaci sì di produrre dagli scarti, ma in piccoli numeri; il riutilizzo degli scarti è quindi prerogativa delle piccole realtà?

Assolutamente no, anzi, le aziende più grandi hanno dalla loro parte maggiori disponibilità economiche, tecnologiche e conoscenze che le pongono un passo avanti rispetto a piccole imprese con un accesso limitato alle risorse. Ad un primo sguardo si potrebbe pensare che siano principalmente le piccole aziende ad essere maggiormente interessate alla circolarità, in quanto spesso si associa la circolarità al mero risparmio economico, ma non è così. Un business, grande o piccolo che sia, che adotta un sistema circolare beneficerà anche di una maggiore consapevolezza dei propri sistemi produttivi, di efficientamento delle sue attività, del coinvolgimento e cooperazione di tutti i livelli aziendali, di rispetto e salvaguardia dell’ambiente circostante, di un riconoscimento positivo da parte di tutti gli stakeholders (ossia i soggetti direttamente o indirettamente coinvolti nell’attività dell’azienda) ed addirittura di un miglior piazzamento sul mercato.

Adottare un approccio circolare significa rivedere tutte le fasi della produzione, prestando attenzione all’intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo; quali sono gli aspetti che più vengono sottovalutati?

Uno degli aspetti più sottovalutati è la progettazione. Un sistema di circolarità andrà incontro ad un’alta probabilità di fallimento senza un piano ben strutturato che tenga in considerazione ogni aspetto della risorsa, dall’approvvigionamento al suo impiego, fino alla sua redestinazione.

Inoltre, non bisogna dimenticare che, in un’economia circolare, le aziende non operano più in un sistema fine a se stesso, ma in un sistema interconnesso ed interdipendente: cooperando tra di loro otterranno non solo meno scarti, ma anche più risultati.

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Ridurre l’impatto dei propri prodotti e processi assicura anche un vantaggio competitivo sul mercato? Quali sono le opinioni dei consumatori riguardo la sostenibilità aziendale?

Secondo l’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, il 67% degli italiani si ritengono interessati ai temi legati alla sostenibilità mentre il 52% dei consumatori è disposto a spendere di più per i prodotti bio, dimostrando un aumento nella sensibilità d’acquisto mai visto prima. 

Dall’indagine emerge inoltre come la sostenibilità sia diventata anche un fattore competitivo: sono in continua crescita gli italiani che si informano sull’azienda prima dell’acquisto, prediligendo le aziende responsabili a tutte le altre. Un altro dato molto interessante riguarda le scelte dei millenial: otto millennial su dieci sarebbero infatti disposti ad accontentarsi di uno stipendio medio, pur di lavorare per un’impresa virtuosa, rispettosa dell’ambiente, in cui vengano applicate politiche concrete di responsabilità sociale (Csr).

Oggi immaginare una realtà aziendale 100% sostenibile è utopia?

No, non è utopia. Ad oggi abbiamo tutti gli strumenti a disposizione per farlo e sono tanti gli esempi di aziende che riescono a crescere economicamente operando in modo sostenibile sia dal punto di vista ambientale che sociale. Tra gli esempi più virtuosi ci sono le Società Benefit, ossia aziende che si distinguono sul mercato perché puntano non solo al profitto, ma anche ad innovare continuamente al fine di massimizzare il loro impatto positivo verso i dipendenti, le comunità in cui operano, l’ambiente e tutti gli stakeholder.

Greta Thunberg ha detto e dimostrato che “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza” ed oggi la rivoluzione comincia anche dalla scelta dei prodotti e dei servizi che acquistiamo; che tu sia un’azienda o un consumatore, la responsabilità del nostro futuro dipende anche da te.

Sei un’azienda e vorresti puntare su un’economia circolare? Scrivici e in meno di 24 ore risponderemo alla tua richiesta

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