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Attività apparentemente semplici come spostarci o mangiare sono in realtà molto spesso risultati di processi molto complessi, frutto di scambi tra paesi distanti. La progressiva globalizzazione e industrializzazione dei processi produttivi ha portato grandi benefici per quanto riguarda la crescita economica di molti paesi ma ha prodotto un effetto collaterale sul clima. L’utilizzo di combustibili fossili per i processi di produzione industriale e l’agricoltura intensiva hanno infatti aumentato esponenzialmente la presenza in percentuale di gas serra nell’atmosfera e interferito (nel caso dell’agricoltura) con la capacità di assorbimento di quei gas da parte degli ecosistemi. Per contrastare questo fenomeno è fondamentale cercare di preservare o ripristinare i servizi ecosistemici, agevolare la transizione energetica per ridurre progressivamente le emissioni di gas serra e qualora non fosse possibile evitarle, neutralizzarle ricorrendo a opere di compensazione.
Il meccanismo di compensazione del carbonio emesso si basa sul principio fondamentale che una certa quantità di gas serra prodotta in un luogo possa essere compensata nella stessa quantità sia nello stesso luogo che in un altro.
Se è vero che attraverso questo tipo di progetti si può lavorare per sottrarre dall’atmosfera la CO2 emessa in precedenza, l’opera di compensazione è da intendere come l’ultimo gradino di una scala: la riduzione dei consumi energetici e dei rifiuti unite all’impiego di energie rinnovabili e di trasporto sostenibile dovrebbero sempre precedere una ipotetica compensazione. Infatti, nonostante qualsiasi compensazione delle emissioni si possa immaginare o calcolare, non è detto che l’impatto prodotto da alcune trasformazioni sia negoziabile; è fondamentale fissare i limiti oltre i quali l’uso delle risorse ambientali non può e non deve spingersi.

Ad aiutarci a capire meglio cosa sia e come si realizzi concretamente un progetto di mitigazione (compensazione) delle emissioni è qui Beatrice Demeglio, responsabile del Team Compensazione di greenlance.

Ogni nostra azione ha un “prezzo” in termini di emissioni di CO2: come è possibile ottenere questo risultato e a quali documenti dobbiamo fare riferimento?

Il parametro al quale dobbiamo fare riferimento quando calcoliamo le emissioni di gas serra è la carbon footprint. L’impronta di carbonio è una misura che esprime il totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, ad un servizio o ad una Organizzazione.
Poiché il problema delle emissioni è materia di interesse globale, è necessario che la quantificazione e la mitigazione delle stesse segua standard e protocolli internazionali che consentano una loro corretta rendicontazione, quali per esempio il GHG Protocol oppure le norme ISO 14064 (Carbon Footprint di Organizzazione) e 14067 (Carbon Footprint di Prodotto) . È infatti di fondamentale importanza che le emissioni vengano contabilizzate una sola volta nella quantificazione totale dei gas climalteranti (gas serra presenti nell’atmosfera e che creano l’effetto serra e le cui variazioni da parte dell’uomo causano alterazioni del clima) presenti in atmosfera. Solo così si potrà avere un bilancio globale trasparente e accurato delle emissioni e si potrà perseguire efficacemente la mitigazione delle stesse.
Nel nostro team sono presenti professionisti specializzati nel settore, come economisti ambientali, dottori forestali e agronomi. Seguendo standard e protocolli internazionali sono in grado sia di quantificare le emissioni prodotte, sia di progettare un’opera di compensazione in grado di neutralizzarle.

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Una volta stabilita la quantità di CO2 da eliminare si procede con il progetto di compensazione studiato appositamente per quella azione. La prima strategia che viene in mente è la forestazione, ma è davvero l’unica strada?

Anche se molto efficace, purtroppo con la sola forestazione non si può salvare il Pianeta.
Infatti, nonostante le nuove foreste create siano in grado di immagazzinare ingenti quantità di anidride carbonica e le azioni di forestazione urbana e extraurbana possano portare a grandi compensazioni, l’opzione migliore sarebbe quella di tutelare gli habitat boschivi/forestali già presenti sui territori nazionali e internazionali e combattere la deforestazione. Come opere di compensazione delle emissioni possiamo quindi immaginare progetti che vadano a tutelare non solo le foreste, ma proteggano anche la biodiversità e il suolo.
Insieme a greenlance è possibile scegliere il progetto di compensazione più adatto alle esigenze del cliente e decidere se implementare un’iniziativa di forestazione (nazionale o internazionale) o creare un progetto di tutela della biodiversità assieme ai nostri partner.

Quando un cliente vi chiede di aiutarlo a compensare le proprie emissioni attraverso un progetto di forestazione, qual è il luogo migliore dove attuarlo?

I progetti di forestazione nati negli ultimi anni sono tanti e comprendono ripopolazione boschiva sia a livello nazionale che internazionale. Ovviamente gli impatti variano molto a seconda del progetto ma la cosa più importante è scegliere piante autoctone, adatte al suolo e al clima della zona, in modo tale da raggiungere la massima capacità di assorbimento della CO2. Un esempio molto interessante è quello della forestazione urbana, che porta con sé moltissimi benefici: la creazione di zone d’ombra all’interno del panorama cittadino aiuta a rinfrescare le strade, a filtrare le polveri sottili, a ridurre l’inquinamento acustico, arrivando anche ad aumentare il valore economico degli stabili. Inoltre, avere la possibilità di godere di aree verdi per camminare, incontrare amici e fare esercizi in mezzo alla natura giova alla nostra salute mentale e riduce i tassi di ricovero in ospedale per asma.

Quali altri progetti di compensazione sarebbe possibile attuare insieme a greenlance?

Come dicevo prima, quando parliamo di emissioni non possiamo dimenticare il loro impatto sulla biodiversità, quindi la diversità di specie vegetali e animali che popolano un certo ecosistema. Più un ecosistema è ricco in biodiversità, più è sano. L’aumento delle emissioni ha causato un innalzamento delle temperature globali con conseguenze sui cicli biologici delle specie: alcune riusciranno ad adattarsi e a migrare verso i poli e altitudini maggiori, molte altre soccomberanno, andando incontro all’estinzione. In questo modo diminuiscono i livelli di biodiversità degli ecosistemi, facendoli diventare più instabili.
Una delle nostre proposte di tutela ecosistemica prevede la possibilità di adottare alveari di apicoltori italiani al fine di proteggere le api dai pericoli causati dall’emissione di CO2 e dai pesticidi e migliorare quindi la biodiversità della zona, migliorando quindi anche la capacità di questa di assorbire carbonio dall’atmosfera. La molteplicità di specie viventi e la continuità della vita sul nostro Pianeta non possono infatti prescindere dalla protezione delle api. Le api sono insetti impollinatori e per questo motivo sono fondamentali per il mantenimento della
biodiversità e per la conservazione della natura. Le api si occupano infatti del 70%
dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul pianeta, garantendo circa il 35% della produzione globale di cibo.
Stiamo inoltre sviluppando progetti che tutelino gli oceani dall’acidificazione; attraverso la salvaguardia dei grandi mammiferi del mare in grado di assorbire elevate quantità di CO2 e programmi di ripopolazione con specie di alghe autoctone è infatti possibile contrastare i cambiamenti climatici e aumentare la biodiversità degli ecosistemi marini.

Anche se la complessità e le possibilità dei progetti di compensazione non possono essere esaurite in un solo articolo, ringraziamo Beatrice Demeglio e tutto il team per averci aiutato a capire i principi cardine di questa attività.

Sei un’azienda e vorresti avviare un progetto di compensazione? Scrivici qui sotto e in meno di 24 ore risponderemo alla tua richiesta.
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