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Il tempo dello smart working obbligato è finito. Con la progressiva riapertura sempre più persone torneranno a spostarsi per raggiungere i luoghi di lavoro, ma come avverranno questi spostamenti?

La paura che il mezzo privato diventi la prima scelta del lavoratore è giustificata: con le incertezze sulla ripartenza del car pooling e un trasporto pubblico dove non sarà possibile rispettare le distanze richieste dalle norme per il contenimento del COVID-19, l’automobile pare essere l’unica soluzione. La preferenza del mezzo privato, però, avrà come risultato l’aumento dei tempi di spostamento, condannando milioni di lavoratori a sprecare tempo prezioso imbottigliati nel traffico, con evidenti ricadute in termini psico-fisici, economici, di puntualità e di produttività.

Ma l’automobile è davvero l’unica soluzione possibile? Simone Conte, referente responsabile mobilità per greenlance è qui per spiegarci come la bicicletta possa diventare il nuovo mezzo di trasporto preferenziale dei lavoratori e perché le aziende bike friendly otterrebbero dei benefici da questa decisione.

Molte città oggi si stanno dotando di una rete ciclabile di emergenza al fine di incentivare, per chi non si sente più sicuro a condividere un mezzo di trasporto, l’utilizzo della bicicletta al posto dell’automobile. Il mezzo più veloce per muoversi all’interno dell’ambiente urbano, al di sotto degli 8km, è infatti la bicicletta; quante persone oggi potrebbero scegliere di fare questo cambiamento?

Secondo il “16° rapporto sulla mobilità degli Italiani” del 2019, il 76,7% degli Italiani compie spostamenti quotidiani mediamente inferiori ai 10 km, uno su tre addirittura inferiori ai 2 km. In Italia questi spostamenti sono effettuati con l’automobile privata andando a congestionare le strade delle nostre città e creando forti disagi, in particolare durante l’orario di punta. Queste distanze, soprattutto quelle al di sotto dei 2 km, sono percorribili facilmente in bicicletta o a piedi, con benefici sia per la persona, basti pensare all’attività fisica o al risparmio economico dovuto al fatto di non avere spese di spostamento, sia per la comunità, in particolare in termini ambientali.

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Se aumentasse il numero dei dipendenti che percorrono la distanza casa lavoro in bicicletta, l’azienda dovrebbe attrezzarsi in qualche modo?

Sicuramente, questo è un passaggio fondamentale per incentivare l’uso della bicicletta negli spostamenti casa-lavoro. L’azienda dovrebbe disporre di parcheggi sicuri per le biciclette dei dipendenti, docce e spogliatoi per permettere ai lavoratori di lavarsi prima di indossare vestiti più consoni all’ambiente lavorativo.

Un aspetto fondamentale per noi di greenlance è quello di non pensare all’azienda come una realtà separata dal territorio circostante, ma come un soggetto che può offrire tanto al territorio; per esempio, insieme ad altre aziende vicine, potrebbe farsi portavoce per richiedere all’amministrazione dei tratti ciclabili indispensabili per far arrivare i propri dipendenti in maniera sicura.

In che modo le aziende bike friendly otterrebbero dei benefici?

Essere un’azienda bike friendly porta grandi benefici, sia per l’azienda stessa ma anche per i suoi dipendenti. A livello aziendale è possibile accedere a finanziamenti statali ed europei e contemporaneamente ridurre i costi di gestione o affitto del parco auto aziendale. Come invece dicevo precedentemente, vi sono molti studi che dimostrano come utilizzare la bicicletta per gli spostamenti casa-lavoro renda i dipendenti più produttivi e più concentrati. A questo va aggiunto anche un altro aspetto interessante riguardo l’aumento dell’affiatamento del team: spesso infatti i dipendenti che decidono di usare la bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano si organizzano e si muovono insieme.

Da uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità è emerso che 1,4 miliardi di adulti non fa abbastanza attività fisica. Fra i paesi partecipanti all’indagine, l’Italia si qualifica tra i 20 paesi “più pigri” dei 168 partecipanti allo studio: diciannovesima nella classifica della sedentarietà, il 41% degli adulti italiani non svolge attività fisica a sufficienza. Secondo te questi dati potrebbero vanificare gli sforzi aziendali?

No, anzi, proprio perché diventare aziende bike friendly significa anticipare i bisogni dei propri dipendenti, è normale che all’inizio il numero di “ciclisti” sarà basso, ma è solo questione di tempo. Ovviamente per incoraggiare gli spostamenti in bicicletta si possono attuare alcune strategie: accordarsi con un’azienda produttrice per offrire periodi di prova gratuiti, organizzare eventi di formazione con esperti per raccontare i benefici del bike to work nel dettaglio, proporre piccoli workshop sul come effettuare in autonomia le semplici riparazioni oppure creare degli incentivi economici per promuovere l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano. Fondamentale è poi ricordare che nel mese di maggio, grazie al bonus bici, sono state vendute circa 200 mila biciclette a pedalata normale e assistita, confermando una volontà di cambiamento.

Ringraziando Simone Conte, concludiamo, aggiungendo la ciliegina sulla torta, ricordando che a beneficiare di questi miglioramenti sarà anche l’immagine aziendale; oggi infatti sempre più persone tendono a privilegiare aziende attente alle tematiche ambientali*.

* Rapporto Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, 2019

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